mercoledì 30 settembre 2015

Merito

Il concetto di "avere" e "possedere" non esiste è una pura illusione, non otteniamo o perdiamo davvero nulla lungo la nostra strada, poiché nulla è veramente nostro. Nasciamo nudi e moriamo nudi, se qualcuno ci veste quando moriamo è solo per scrupolo morale. Una volta chiaro che questi concetti sono svuotati dell'umana concezione dell'attaccamento vado a scrivere due parole sul "merito" perché per parlarne è necessario utilizzare anche termini come avere, ottenere, possedere.. 
Tutti meritano tutto, il massimo bene possibile, la realizzazione dei loro desideri, la ricchezza e l'abbondanza, ma ciò che in definitiva abbiamo attorno a noi è informato e generato dal nostro pensiero e se dunque ci sembra di avere poco a disposizione rispetto a ciò che crediamo ci serva in questo istante, è perché il nostro livello interiore di autostima e merito è basso. 
In tanti pensiamo sempre di non valere, di non meritare, di non essere abbastanza, di non avere abbastanza ma, punto primo non lo ammettiamo a noi stessi o se ce ne accorgiamo fatichiamo a rompere lo schema di pensiero; punto secondo vediamo troppo spesso solo ciò che non abbiamo e non portiamo quasi mai l'attenzione a ciò che abbiamo, quindi spesso non siamo affatto grati per ciò che abbiamo. La gratitudine è un punto cardine, impariamo a dire GRAZIE sempre, il grazie ha un'energia palpabile, il grazie è amore, è dare valore alle cose, è portare un'attenzione diversa a ciò che accade, cambia la frequenza e ci fa comprendere che niente è scontato nella vita. 
Punto terzo pensiamo ancora che fuori possa esserci qualcuno che ci ostacola o ci impedisce, anche se fuori non c'è nulla, fuori c'è solo l'immagine speculare e fedele di ciò che abbiamo dentro. 
Questi sono punti chiave su cui lavorare interiormente, meritiamo di più? 
Più serenità, più pace, più amore, più soldi, più stima, un lavoro migliore, un posto migliore dove stare, persone migliori attorno? Facciamoci un regalo. Cambiamo schema, il vecchio è chiaro che non funziona. Sorprendiamoci e mettiamo a tacere la voce che dice sono solo belle parole poi nei fatti è impossibile.. Join the Rebellion l'unica rivoluzione che merita davvero di essere fatta è quella interiore!
M.K.V.

lunedì 28 settembre 2015

Ecologia del pensiero

Praticare con fermezza una sana ecologia del pensiero è fondamentale. Ho trovato grossomodo due definizioni sul dizionario per il termine Ecologia: scienza che studia i rapporti tra gli esseri viventi e l'ambiente; difesa della natura, sensibilità per i problemi dell'ambiente. Vediamo come rapportarla al pensiero: io osservo me stesso e il rapporto che ho con l'ambiente circostante, se io agisco nell'ambiente significa che sono a conoscenza del mio ruolo effettivo come essere umano sul pianeta, se io reagisco all'ambiente invece probabilmente anche se sono a conoscenza del mio ruolo ho ancora un bel po' da lavorare su determinati aspetti della mia persona. Agisco o reagisco a ciò che ho attorno? E se ho la sensibilità necessaria per comprendere quanto sia importante tutto questo affinché un cambiamento del pensiero collettivo globale avvenga, ho anche generalmente compreso che tutto questo parte da me per primo. Non possiamo attendere una soluzione dall'esterno, dai politici, dalle istituzioni, dalle scuole, dalla società, ecc. se ci limitiamo a rimanere immobili con lo sguardo vacuo in attesa del nulla, il nulla accadrà. La prima regola è rimboccarsi le maniche perché tutto parte da noi. Se vogliamo cominciare ad applicare una sana ecologia del pensiero possiamo per esempio cominciare a fare una Differenziata dei vari pensieri-spazzatura che crediamo esser nostri ma non sono e gettarli negli appositi bidoni dell'immondizia cosmici dove avverrà la trasmutazione, tutti quei bei pensieri strutturati dalla società su cosa dovremmo essere, cosa dovremmo comprare, cosa dovremmo votare, come dovremmo comportarci secondo la morale, come dovremmo sentirci, in quale chiesa dovremmo adorare Dio, tutte queste finte impalcature buttiamole non servono a un granché. Questo è il lavoro più grosso, man mano che andremo avanti il gioco si farà sempre più sottile e troveremo di fronte a noi paure e pensieri inconsci a volte più o meno nascosti, non temiamoli osservarli sarà sufficiente per creare una bella crepa nel loro giochino e portarli sempre più a galla, sempre più alla nostra coscienza e via, un bel po' di immondizia sarà gettata e non avremmo creato altro inquinamento, ma anzi avremmo sparso attorno a noi vibrazioni più alte, vibrazioni di cambiamento che saranno andate a modificare inevitabilmente ciò che abbiamo attorno. Ciò che è importante considerare in tutto questo lavoro che pare a volte impossibile da compiere (ma questo è solo un altro pensiero da gettare) è che siamo come antenne, antenne che ricevono e mandano segnali, in pratica e in definitiva possiamo affermare che davvero nessun pensiero è veramente e totalmente nostro, anche il più intimo, quando ne raggiungiamo la consapevolezza sarà anche più semplice per noi bloccare al di fuori del nostro spazio sacro tutta l'immondizia che giunge, possiamo scegliere sempre chi, cosa far entrare o meno perché è nostro diritto e nostra responsabilità personale mantenere pulito e intatto il nostro spazio. Più manteniamo pulito il nostro spazio, più saremo in grado di dare una vera mano a noi stessi, più saremo in grado di dare un vero contributo anche agli altri. Ci sono dei momenti in cui avviene con semplicità, di solito sono i periodi di espansione, altri in cui abbiamo la necessità di essere più determinati perché nei periodi di contrazione Maya ha più influenza su di noi. Io in questo periodo in cui a volte mi sento un poco più fragile del solito ho deciso di fare come Gandalf, un bel: "Tu non puoi passaaareeee!" ha sempre il suo effetto. Perché farci una risata sopra aiuta più della troppa serietà.
M.K.V.

lunedì 21 settembre 2015

Sincerità

Lo yoga ti mette alla prova, costantemente e continuamente. Alla base di tutto questo lavoro c'è la sincerità, la sincerità verso noi stessi. La prova del 9.
Lo impari all'inizio durante le ore di lezione quando ti metti a barare sul conteggio delle 54 "Rane" da fare durante il Kriya, se fingi di aver raggiunto il numero previsto per l'esercizio molto prima di arrivare a 54 "perché fa male, perché non ci riesco ...", è te stesso che stai fregando non l'insegnante. 
Lo stesso avviene quando comprendi che lo yoga non si limita solo a quell'ora e mezza a settimana che puoi dedicargli in un ambiente adatto e protetto, ma quando lo porti nella tua vita quotidiana. 
Il lavoro su noi stessi richiede impegno, costanza, energia, volontà, richiede pazienza, tolleranza, grande amore verso noi stessi, ma alla base di tutto anche qui c'è la sincerità. Come nel lavoro fisico anche lo yoga applicato all'esperienza quotidiana conduce ad essere costantemente a confronto con i propri limiti, i propri dolori e le proprie debolezze, e il confronto sincero con noi stessi non è sempre da tutti ben gradito. 
Per alcuni può essere talmente avvilente e frustrante da arrivare a pensare di non potercela fare, per altri così toccati dal dolore in passato può subentrare il rifiuto, altri ancora sono così abituati a recitare la parte del "io sono bravo e buono è sempre colpa degli altri" che sarà dura per loro scendere dal proprio piedistallo. La casistica dell'autoinganno è infinita e l'unica medicina che funziona si chiama "auto-osservazione sincera e distaccata". Nulla è fisso e immobile, tutto fluisce e può trasformarsi. Possiamo cambiare il nostro schema di gioco in qualsiasi momento, possiamo farlo attraverso la nostra volontà con i nostri tempi e i nostri modi o possiamo anche attendere inerti che il martello della sofferenza ci scolpisca per aiutarci a "comprendere", comunque vada prima o poi la lezione verrà appresa e la strada si ricongiungerà a quella principale. 
Ciò che importa è: 
possiamo scegliere;
nessuno è esente dal possedere parti buie, tutti le abbiamo: osserviamole, perdoniamole e amiamole come fossero piccoli bambini capricciosi su cui fare un lavoro di recupero, non volerle osservare o rifiutarle finirà solo con l'ingigantirle e ci porterà solo a rivivere esperienze che ci vorranno mettere a confronto con esse, lo stesso avverrà se gli concederemo troppa attenzione combattendole;
ognuno trova il proprio equilibrio in questo lavoro, non esistono formule prescritte, predisporci all'ascolto di noi stessi, del nostro corpo, dei nostri pensieri può aiutarci a trovare questo equilibrio per lavorare in maniera più serena senza strappi esagerati o senza cadere nello sconforto se non vediamo giungere subito un risultato;
un nostro limite o un nostro difetto solitamente possono nascondere un nostro grande dono, perseverare nel lavoro su noi stessi ripaga perché ci aiuta a migliorare la nostra vita.
La sincerità verso noi stessi è tutto sulla strada che porta verso la comprensione di noi stessi, perché non è mai agli altri che mentiamo veramente e non è mai agli altri che nascondiamo i nostri segreti.
M.K.V.




martedì 15 settembre 2015

Be grat, feel great, act great

Da qualsiasi punto Tu stia partendo e in qualsiasi condizione obiettivamente Tu sia, se sei in connessione con la tua anima potrai fare grandi cose anche partendo da zero. 
Potranno esserci delle salite, potrai anche trovare degli ostacoli, Tu non perdere la fiducia in te stesso procedi sicuro, non farti fermare dal dubbio e dalla paura. Tutto quello che sarà davvero utile alla costruzione del tuo obiettivo si presenterà sul tuo Cammino se sarai così coraggioso da andargli incontro.
Man mano che procederai il percorso diventerà più fluido, ogni tanto ancora qualche prova da superare si presenterà a Te, mantenendo saldo il tuo obiettivo arriverà il gran finale. 
A volte andrà tutto liscio, a volte ancora salterà fuori l'imprevisto, ma comunque vada ogni cosa ha il suo motivo di esistere e anche nell'imperfezione sarà stato tutto perfetto esattamente così come è stato. 
Alla fine anche le cose che ti saresti volentieri evitato ti avranno portato lì dove tu sei ora e la fatica ti avrà fatto gustare di più la vittoria ottenuta. 
Ognuno è lo scrittore della propria avventura, ricordalo sempre, non aspettarti nulla da fuori, prendi il coraggio di accorgerti che l'unico che possiede la responsabilità della propria vita sei Tu. 
M.K.V.

domenica 6 settembre 2015

Un Altro Mondo film documentario di Thomas Torelli. La proiezione del 5 settembre a San Bonifacio e l'incontro con il regista

La sala è piena al di sopra delle già buone aspettative di Barbara Marchi l'organizzatrice dell'evento "Pensavamo potessimo arrivare a 200 invece siamo in 500, grazie". 
E' fantastico per me vedere la sala gremita, così tante persone che possano interessarsi agli argomenti che propone il film, concordo con Thomas Torelli quando dice: "5, 10 anni fa sarebbe stato impossibile vedere qui tutta questa gente e probabilmente 15 anni fa saremmo stati in due spettatori, io e la neuro", Thomas ha una bella ironia e mi piace, sento risuonare in me le cose di cui parla, non solo nel film ma anche rispondendo alle domande del pubblico. 
"Un Altro Mondo" lo presenta così: questo film parla di "filosofia, scienza, popoli ancestrali, tutto questo tenuto insieme dall'Amore, perché sarà l'unico film d'amore in cui non ci saranno baci", ci racconta di come non veniva ben compreso all'inizio da chi andava per promuovere la sua idea, delle difficoltà avute in 3 anni e mezzo di gestazione del documentario, poi di questi 14 mesi di tournee in giro per l'Italia e della cosa più bella per lui: l'incontro con le persone. Per la prima volta mostra in pubblico il trailer del suo ultimo lavoro Food ReLoveUtion che tratta lo scomodo tema del cibo, tutto ciò che mangiamo ha delle conseguenze. Poi parte il film. 
Le immagini di una natura spettacolare, il contrasto con la nostra civiltà super tecnologica e meccanizzata, il racconto di personaggi da tutto il mondo, ricercatori non solo del mondo scientifico ma anche del mondo spirituale, filosofi e appartenenti a culture legate a tradizioni delle antiche Americhe. Grandi nomi: Vittorio Marchi, Massimo Citro, Emilio Del Giudice, Giorgio Cerquetti, Masaru Emoto (è la sua ultima intervista prima della scomparsa), Gregg Braden, Igor Sibaldi, Enzo Braschi, ecc.
Stiamo tornando a un ri-avvicinamento tra scienza e spirito. La scienza con l'avvento della fisica quantistica e del concetto di entaglement ri-scopre conoscenze perdute dalla nostra memoria, ma da sempre appartenute al genere umano. La vibrazione e il concetto di connessione tra tutto l'esistente nel cosmo sono spiegati ammirevolmente dagli interventi e dalle immagini del documentario. Il film per me a tratti è stato molto emozionante e per nulla piacione, didattico al punto giusto, è davvero il film che tutti possono ben comprendere, il messaggio è chiaro e può arrivare anche a chi non conosce questi argomenti, utile come dice il regista ad essere diffuso tra amici e parenti "per non cantarsela e suonarsela da soli", come spesso accade. Il concetto che permea il film è che "Tutto è Uno" e io non sono altro che un altro te stesso In Lak'ech (il saluto Maya citato nel film). Tanti gli applausi alla fine della proiezione, poi parte il dibattito con le domande dal pubblico.
"E' un film che smuove le coscienze e invita a camminare nella bellezza" cita la moderatrice, il film è autoprodotto, racconta Thomas, e "devo ringraziare l'aiuto delle persone giuste che hanno messo il loro cuore davanti al portafoglio", grazie alla collaborazione e alla condivisione del suo intento con loro è riuscito a realizzare 200 proiezioni in tutta Italia e a distribuire il film in maniera indipendente, è tutto partito dal basso, grazie a questa straordinaria connessione.
La prima domanda del dibattito la riporto interamente perché contiene molti concetti fondamentali per me: 
"Quale è stata la scintilla primordiale per realizzare questo film?"
"Ho avuto la fortuna di essere un po' sfortunato nella mia vita e questo mi ha dato il tempo di riflettere su alcune cose, cioè che nella vita ci sono due problemi fondamentalmente e due modi fondamentalmente per risolvere i problemi: il primo è quello pragmatico che conosciamo tutti, quindi se abbiamo un problema dobbiamo per forza risolverlo, il secondo è quello più filosofico, che è quello che col tempo ho capito che si sposava meglio con la mia vibrazione e che secondo me era quello più giusto da utilizzare. C'è una bellissima frase di Milton che ho cercato di fare mia che dice che l'uomo ha in sé un suo proprio luogo, del paradiso può fare l'inferno e dell'inferno il paradiso, questa frase con la sua semplicità in qualche modo ti mette di fronte a uno specchio e ti dice che qualsiasi cosa che succede innanzitutto siamo in grado di risolverla, perché probabilmente l'Universo non ci mette nessun ostacolo di fronte a noi che non siamo in grado di risolvere, probabilmente quel problema che in quel momento stiamo cercando di risolvere è lì perché in quel momento dobbiamo fare quel passaggio evolutivo, e il secondo che qualsiasi cosa vista in maniera diversa cambia di prospettiva. Se un problema lo vedo dall'alto diventa minuscolo, se lo vedo dal basso lo vedo insormontabile. Questo ovviamente sembra facile detto da qui, ma quando lo vivi tutti i giorni ti rendi conto che per farlo tuo hai bisogno di studiare, hai bisogno di leggere, hai bisogno di partecipare a convegni, ed è quello che ho fatto per cercare di capire sempre più questo "Altro Mondo", per cercare sempre più di capire come fare per vivere queste realtà in questo modo e per fare della mia vita in qualche modo il più possibile il mio piccolo capolavoro. Nel frattempo facevo anche il regista [...] io faccio film su due cose, o le cose che mi appassionano o le cose che mi indignano, questa è una cosa che mi appassiona e quindi sapevo che un giorno l'avrei trattata in un film, solo che avevo paura del giudizio, avevo paura di essere tacciato da regista fricchettone, quindi per paura del giudizio stavo lì con queste valanghe di appunti su questo progetto che prendevano polvere nel cassetto, e passavano i mesi, passavano gli anni ma il film non iniziava ad essere girato. E' successo che a marzo del 2011 mio padre ha lasciato il corpo e questa esperienza, ovviamente dolorosa, mi ha fatto soffrire, ma mi ha messo anche nelle condizioni che quello era il momento in cui questo film doveva essere fatto, per questo, questo film, è quello che di più in assoluto nella mia vita parla di me, parla del mio percorso ed è un film introspettivo a tutti gli effetti. Questo è il risultato di un mio percorso di tre anni e mezzo, non so se mi sia costato più o meno di tre anni e mezzo di psicoterapia, però so che è stato utile per me e spero possa essere utile a qualcun altro" 
La genuinità della risposta arriva, le domande continuano e noto una sorta di filo conduttore nelle risposte, è quello che mi balza agli occhi, "tutto è partito dal basso e tutto si sta espandendo dal basso" e mi va di intervenire (contrariamente alla mia ansia di esprimermi in pubblico, soprattutto con un microfono in mano): "Tutto è partito dal basso e tutto si sta espandendo dal basso ed è giusto così secondo me, perché è venuto il momento in cui le cose devono partire da noi per primi, non dobbiamo aspettarcele da fuori da qualcuno che ce le dia e che ci arrivino così per grazia ricevuta. Si, l'Universo è qua e ci assiste, però deve partire da noi, siamo noi i primi a dover andare incontro alle cose belle che ci possono accadere, altrimenti non succede nulla se siamo qui seduti ad aspettare qualcosa dall'alto, hai fatto benissimo a muoverti ed è bellissima questa cosa che dicevo prima è molto bello vedere la sala piena, vedere tutte queste persone. Insomma solo che complimenti, grazie." Per me era importante sottolineare questa cosa, perché come Thomas, e come molte altre persone, la sto applicando con devozione: siamo noi l'unica fonte della nostra gioia o del nostro dolore, niente o nessuno ci può impedire di realizzare qualcosa se davvero lo vogliamo con tutto noi stessi e ci accorgiamo che il potere di cambiarci e dunque modificare le cose che stanno fuori è solo ed esclusivamente nostro, non esiste altra via, parte da noi, è per tutti noi, esistono ricchezza e abbondanza sufficienti per ognuno, ma lo vogliamo sul serio? Siamo in grado di metterci in gioco in questa realtà illusoria? La nostra anima ha desiderato essere qui, un motivo c'è, un motivo c'è se siamo esattamente a questo punto in queste condizioni.. Il Cambiamento parte da noi e ora citerò la solita frase ma è legge scolpita nella roccia, "siamo gocce in un mare immenso, ma il mare è composto da gocce", queste gocce vibrano e risuonano. Come vogliamo vibrare e risuonare in questo mare?
Io ringrazio ancora Thomas Torelli per il suo contributo vibratorio in questo mare, lo ringrazio perché ha risposto alla nostra vibrazione di Associazione che sta tentando di portare dal basso, coi mezzi che al momento ha, un determinato messaggio e perché ci appoggia in questa avventura della raccolta fondi pro Nepal dedicata ad Hanuman Onlus. Io e tutti i miei compagni di viaggio vi aspettiamo numerosi alla proiezione del 10 settembre a Verona a Forte Sofia e chiudo con una frase di Thomas su "Un Altro Mondo" che ben lo descrive:  "Questo film non insegna niente a nessuno, questo film ci ricorda cose che la nostra anima ha sempre saputo".
Grazie.
M.K.V.

Per maggiori info legate al film, alla vendita dei DVD e per realizzare una proiezione nella vostra città: www.unaltromondo.net 

sabato 5 settembre 2015

Rapporti

In molti casi il filosofare mentale non serve proprio a niente, il cuore sa.
Il cuore sa anche quando è ora di dire basta, sa quando è il caso di dire chiudo accettando e accogliendo la scelta delle altre persone. Molti credono (compresa io fino a qualche tempo fa) che seguire il cuore significhi  dire sempre "si" a tutto e a tutti fino a far mutare la nostra abnegazione in negazione, ma non è proprio questo che viene richiesto. Ci viene chiesto di ascoltarci e di essere onesti con noi stessi, ci viene chiesto di non raccontarci balle aspettandoci di cambiare gli altri e le loro volontà. Ci viene chiesto semplicemente di amarci all inclusive, pacchetto completo luci e ombre, e se amiamo noi stessi veramente senza fingere, vien da sé che ameremo ugualmente anche gli altri così come sono, sapremo vedere in loro luci e ombre e le ameremo tanto quanto: cercheremo di comprendere il valore delle loro luci che sono esattamente uguali alle nostre, come comprenderemo le loro ombre, essendo davvero onesti, capiremo che sono uguali esattamente alle nostre; ma nessuno sarà lì col mitra a dirci "devi legarti a questa o a quella persona fino alla fine dei tuoi giorni perché se la ami le devi stare vicino fino a sfiancarti", questa vocina che spesso sentiamo è parte della nostra personalità che vorrebbe sempre sentirsi e apparire buona e martire agli occhi degli altri. Vediamolo per ciò che è, è il nostro ego da crocerossino/a. Accogliere non significa subire, significa saper vedere oltre, perdonare noi stessi e gli altri per le nostre e le loro mancanze, significa saper dire anche "no grazie", con amore e gentilezza, ma con fermezza. Sarà comunque chiaro in noi che alla fine del gioco duale "io, tu, noi, lei, gli altri" non esiste siamo tutti Uno, proveniamo tutti dalla stessa sorgente. E il cuore questo lo sa, basta saperlo ascoltare facendo un po' di silenzio nella presenza del Qui e Ora.
M.K.V.